Vorrei una connessione ma non so da dove partire
Per il 75° appuntamento della rubrica “il sessuologo risponde”, mi scrive una persona che condivide una difficoltà frequente in molte relazioni: “vorrei una connessione ma non so da dove partire”. In fondo, essere in relazione significa proprio questo; avere una connessione con l’altra persona. Senza una connessione si finisce per essere solo persone che condividono tempo, sessualità o domicilio, ma non è ben comprensibile il motivo per cui lo condividono.
Proviamo insieme a ragionare su questo caso specifico, vedendo se è possibile generalizzare qualche considerazione perché possa essere utile anche ad altre persone.

75° domanda della rubrica “Il sessuologo risponde”
Ciao Valerio, ho da poco scoperto il tuo format e siccome sto avendo qualche problema vorrei porti una domanda.
Io sono un ragazzo di 22, per un po’ di tempo, circa 3/4 anni (Post prima relazione) non ho avuto rapporti sessuali e relazionali con una ragazza, per via di qualche mia insicurezza che mi ha portato a evitare di mettermi in relazione con le ragazze.
Un mesetto fa ho iniziato una frequentazione con una ragazza che mi piace molto e con cui mi piacerebbe iniziare una relazione più stabile, tuttavia, sono usciti fuori alcuni problemi su cui mi piacerebbe, se possibile, un tuo parere.
La relazione è iniziata molto in fretta, ci siamo conosciuti a lavoro e da quel momento entrambi ci siamo sentiti molto coinvolti e presi, abbiamo fatto piccoli viaggi e passato molto tempo insieme quasi fossimo già in relazione. Ogni momento era valido per vederci, ora questa cosa sta cambiando e io sento in me una sensazione di paura che mi porta a cercare costantemente delle rassicurazioni emotive e a sentirmi geloso.
Insicurezze nella relazione
Di norma né sono geloso né ho bisogno di rassicurazione, ma in questo caso non riesco a comportarmi diversamente e questo temo stia facendo deteriorare il rapporto.
Inoltre, sin dalla prima volta, lei si è accorta della mia inesperienza (Considera che è più grande di me, ha 25 anni), ne abbiamo parlato e lei mi ha detto di sentirmi come bloccato e non connesso a lei, come se io fossi concentrato solo su di me e improntato ad un’espressione sessuale che è solo meccanica (e quindi di performance) invece che emotiva.
Io ovviamente sono dispiaciuto di questo e molto confuso, anche perché non so effettivamente come risolvere la cosa o come affrontarla. Vorrei sviluppare una connessione con lei ma non so da dove partire, se hai qualche buon consiglio fammi sapere.
Grazie in anticipo, attendo risposta.
Risposta di Valerio Celletti
Buongiorno, grazie per aver scelto di partecipare alla rubrica.
La sua domanda si divide in due parti che richiederebbero una risposta separata. Da una parte il suo vissuto personale che sta alimentando una gelosia non costruttiva, e dall’altra la richiesta di maggiore vicinanza emotiva della sua partner.
Per la gelosia, può valer la pena ricordare che la gelosia è un’emozione di secondo grado generalmente composta da una sequenza di paura e rabbia, paura che il comportamento dell’altra persona comporti un pericolo per la relazione e quindi rabbia nel tentativo di modificare questo comportamento. È un atteggiamento ostile e controllante che tendenzialmente danneggia le relazioni piuttosto che aiutare a farle crescere. Infatti, magari le persone rimangono pure in coppia, ma iniziano a vivere la relazione con un’ostilità di fondo che inquina completamente il rapporto con tutte le conseguenze del caso.
Questo modo aggressivo di gestire la relazione è quindi una modalità che è più focalizzata sulla propria paura di perdere la persona che su un interesse amorevole nei confronti della felicità dell’altra persona. E qui sta chiaramente un punto su cui le potrebbe essere utile lavorare su sé stesso.
Gelosia e connessione sono due facce della stessa medaglia
Mentre, passando al secondo punto, la sua partner le ha chiesto di costruire un rapporto con maggiore vicinanza emotiva. È possibile che le due facce della domanda siano collegate.
Infatti, come è possibile costruire maggiore vicinanza emotiva nel momento in cui si è più concentrati sulla propria paura di perdere l’altra persona piuttosto che sul prendersi cura della felicità e delle esigenze emotive dell’altra persona? In quante occasioni accade che il dialogo si concentri su pretese nei confronti dell’altra persona invece che sul sincerarsi dello stato emotivo del suo interlocutore?
Il dialogo è uno strumento prezioso per coltivare vicinanza emotiva perché permette di avvicinarsi e collaborare nel parlare reciprocamente delle proprie emozioni e di cosa le alimenta. Non si tratta di “risolvere i problemi dell’altra persona”, ma quantomeno di iniziare a tenerli meglio in considerazione per promuovere “lealtà” all’interno del rapporto di coppia. Un rapporto in cui non ci si prende cura dei bisogni dell’altra persona è un rapporto considerabile “sleale”, con tutte le conseguenze del caso.
Non tutte le proposte sono ugualmente legittime
Chiaramente, è legittimo chiedere che la lealtà sia un principio reciproco. Di conseguenza, come è sensato interessarsi del benessere altrui, è altrettanto utile e ragionevole condividere con la sua partner i propri stati emotivi per dare all’altra persona la possibilità di essere leale nei suoi confronti. Certo è che se poi la condivisione si focalizzasse esclusivamente sul modo in cui i comportamenti dell’altra persona le innescano dei ragionamenti di gelosia, allora il problema diventa che l’altra persona potrebbe pensare che per essere leale debba necessariamente compiacere determinate richieste e questo le darebbe molte ragioni per allontanarsi, aumentando la frequenza delle situazioni che lei vive con gelosia.
Parlare di emozioni non significa necessariamente parlare di emozioni relative alla relazione di coppia, ma delle proprie opinioni e pensieri in generale, relativamente alla vita, al lavoro, alla famiglia, alle amicizie, al mondo.
Non è detto che coltivare vicinanza emotiva porti sicuramente ad un avvicinamento di coppia, ma è proprio questo il punto. I rapporti sentimentali non possono essere forzati, ma solo favoriti. Forzare una relazione è proprio il ragionamento che alimenta la gelosia che sta rovinando la conoscenza reciproca.
La connessione può essere favorita, non controllata
La vicinanza emotiva è favorita da un approccio leale fondato su comunicazione e reciprocità. Nei momenti in cui le viene da esercitare controllo nei confronti della persona con cui è in relazione, sta scegliendo di provare a mettere in atto la propria idea di soluzione ignorando i problemi e le possibili soluzioni altrui. Non sta collaborando, non sta comunicando, non sta curando, non è equo.
Una gelosia lieve o moderata non è un sentimento negativo, ma i comportamenti che ne possono derivare possono essere negativi per la relazione sentimentale. Quando si comporta in modo geloso diventa difficile riconoscere ancora i motivi per cui prova interesse per l’altra persona. I comportamenti controllanti della gelosia tendono a reificare i partner che sembrano principalmente oggetti da possedere. È difficile costruire vicinanza emotiva tra persone che non si considerano reciprocamente degli esseri viventi ma solo degli oggetti da collezionare.
A ruoli invertiti, potrebbe essere utile interrogarsi sul motivo per cui una persona dovrebbe scegliere di portare avanti la relazione con un partner che limita la sua vita. Cosa ci guadagna a farsi controllare da qualcuno? E, nel caso in cui avesse qualcosa da guadagnarci, per quale motivo non può ottenerlo da sola? E quanto a lungo potrebbe funzionare una transazione simile? Il mondo è ampio, e limitare una persona difficilmente aiuta a coltivare una relazione intima.
La complessità di distinguere tra filosofie incompatibili
Una modalità simile può essere efficace nel controllare e limitare una persona fragile e insicura, ma anche questo approccio non è esente da conseguenze. È frequente che nelle relazioni controllanti le persone fragili che scelgono di rimanere finiscano per innescare alcuni meccanismi disfunzionali tipici delle coppie che rimangono insieme in modo doloroso. I partner finiscono per trattarsi in modo maleducato e si danneggiano a vicenda. In alcuni contesti degradati questo atteggiamento è così diffuso e sdoganato da sembrare normale, ma non è un comportamento considerabile accettabile.
I social hanno azzerato le distanze e a volte non ci si rende conto di essersi appena affacciati su un mondo distante dal proprio, finendo per normalizzarlo. In alcuni contesti online i partner tendono ad essere etichettati come “il proprio malessere”, quasi a suggerirne il destino ineluttabile alla sofferenza relazionale. Ma non è così. Rimanere in una relazione che suscita malessere è una scelta insalubre che descrive le proprie fragilità personali. Se ci si accorge di essere in una relazione malsana con una persona considerabile un “malessere”, sarebbe opportuno ragionare su come migliorare le proprie risorse personali per prendersi cura della propria vita privata.
Una buona via di mezza tra la gelosia e la compersione
Quando le persone si rendono conto di vivere in una relazione sentimentale insalubre, solitamente scelgono di tirarsene fuori. Arrivati a quel punto, chiudere la relazione o scegliere di tradire la fiducia dell’altra persona sono comportamenti che manifestano il desiderio di libertà e felicità, contrapposti a una relazione malsana e problematica. Mettere in atto comportamenti controllanti e ragionamenti impersonali e reificanti non è la soluzione ai problemi, ma piuttosto è la causa dei problemi di coppia.
Un’alternativa diametralmente opposta alla gelosia è rappresentata dalla compersione. Il concetto di compersione riguarda la felicità nel sapere della felicità del proprio partner anche se è in relazione con altre persone. Non esistono solo questi due estremi. Esiste la possibilità di essere felice che la persona che si ama possa essere felice nel rispetto di alcuni limiti ai comportamenti intimi che è accettabile avere con altre persone. Però questo è possibile solo all’interno di una relazione di fiducia tra due persone. La fiducia è possibile solo tra persone, non tra oggetti.
Non fidarsi è un’ottima ragione per avere paura e, di conseguenza, pensare di voler agire comportamenti controllanti per limitare i possibili pericoli. Ma, qui avviene l’equivoco. Il problema da risolvere non è l’altra persona, ma piuttosto il proprio modo di fidarsi. Se la propria valutazione su cosa si ritiene affidabile è un punto di vista che non si ritiene possibile negoziare, forse invece che snaturare l’altra persona potrebbe avere senso smettere di desiderare di essere in relazione con lei.
La compatibilità favorisce la connessione
Le persone non sono tutte compatibili. Considerare desiderabile una ragazza con cui collabora in ufficio non implica necessariamente che sia una persona con cui è compatibile per avere una relazione sentimentale. Se poi, approfondendo il proprio modo di fidarsi, si rendesse conto di non riuscire a fidarsi di nessuna persona, forse a quel punto potrebbe diventare credibile iniziare a pensare che il suo modo di esprimere fiducia verso il prossimo è poco efficace.
È frequente che le persone sviluppino criteri di fiducia che nascono in un contesto personale che risulta diverso da quello in cui si trovano a vivere da adulte. È frequente che alcune persone scelgano di avere relazioni con persone con cui condividono origini culturali proprio nella ricerca di criteri di compatibilità indipendenti dal desiderio reciproco. Mi piace meno di tante altre persone, ma viene dal mio paesino e condividiamo gli stessi valori. Oppure, potrebbe avere senso valutare di cambiare progetto di vita e pensare di trasferirsi in un contesto dove è più probabile conoscere persone che condividono una cultura compatibile con i propri criteri di affidabilità.
Esplicitare a sé stesso i propri criteri di fiducia
In generale, se una persona vuole migliorare la propria connessione nella relazione di coppia, ragionare con uno psicologo può essere un buon modo per esplicitare i propri pensieri in merito al proprio modo di vivere il tema della fiducia e cercare di capire se e quanto è possibile rivalutare alcuni dogmi che si ritiene fondamentali ma che si rivelano inefficaci nel permetterle di sentirsi al sicuro in una relazione con una persona che ha scelto di vivere una relazione sentimentale con lei ed è ragionevole pensare che possa voler essere fedele al progetto di coppia che avete iniziato.
Grazie per avermi contattato, chiedere aiuto è il primo passo per migliorare.
Spero di esserle stato di aiuto, buona giornata
Scaletta del video Vorrei una connessione ma non so da dove partire – Il sessuologo risponde #75 – Valerio Celletti


