A cosa serve una diagnosi in psicoterapia?


Accade che sia colleghi che pazienti a volte si chiedano a cosa serve una diagnosi in psicoterapia. Questa domanda è preziosa, perché offre l’occasione di fermarsi su cosa sia una diagnosi descrittiva, cosa sia una diagnosi esplicativa, come si possano tenere efficacemente in considerazione sia applicando una modalità di lavoro strutturale o preferendo una strategia funzionale. La diagnosi è uno strumento utile per comprendersi e lavorare per la propria salute.


Diagnosi descrittiva e diagnosi esplicativa

Quando si ha un problema emotivo si sceglie di provare a risolverlo, il primo passo consiste sempre nel cercare di comprenderlo. Capire in cosa consiste, cosa lo causa e come può essere risolto.

Una diagnosi è uno strumento importante per comprendere il proprio problema. In questo articolo non desidero soffermarmi sulle possibili complessità collegate alla ricerca della diagnosi corretta. Piuttosto preferisco dedicare un momento approfondendo “a cosa serve una diagnosi in psicoterapia”.

Infatti la diagnosi è uno strumento importante sia per il clinico che per la persona portatrice della diagnosi. È opportuno definire correttamente lo scopo della diagnosi per evitare se ne faccia un uso errato da entrambe le parti.

La diagnosi in psicoterapia serve per descrivere il problema e spiegarne il funzionamento e le cause. Questi elementi portano a due aspetti fondamentali della diagnosi. La diagnosi descrittiva e la diagnosi esplicativa. Entrambe le diagnosi, descrittiva ed esplicativa, hanno pregi e difetti.

Senza entrare nel merito di tutte le differenze tra le due diagnosi, è utile sapere che una diagnosi descrittiva cerca di puntare il più possibile all’oggettività, mentre una diagnosi esplicativa usa strumenti apertamente teorici e interpretativi.

Imparare a distinguere tra diagnosi descrittiva e esplicativa

Per facilitare con un esempio, se una persona afferma di provocarsi ferite grattandosi eccessivamente o pizzicandosi incessantemente la pelle, descriverebbe un comportamento riconducibile a quelli osservabili nella diagnosi descrittiva della dermatillomania. Questa osservazione, se approfondita, potrebbe portare alla diagnosi di un disturbo psicologico.

Data questa informazione oggettiva, non avremmo ancora nessuno spazio per ragionare efficacemente su come risolvere il problema. Sappiamo che esiste, sappiamo che è un problema riconosciuto e che accade anche ad altre persone, ma non abbiamo ancora gli strumenti per risolverlo. Serve quindi usare un inquadramento teorico per produrre una diagnosi esplicativa. A seconda del quadro teorico utilizzato, cause e soluzioni saranno differenti. Uno psicoterapeuta convinto del fondamentale peso del passato potrebbe cercare cause nell’infanzia e proporre una terapia centrata sui ricordi inconsci. Mentre uno psicoterapeuta convinto del ruolo importante del presente dedicherà spazio ai meccanismi di funzionamento contingenti, focalizzando il lavoro sulla consapevolezza della persona.

I diversi quadri interpretativi possono essere compatibili e portare a soluzioni simili, mentre in molte occasioni portano a lavori di psicoterapia significativamente diversi.

Per questo è importante lavorare in modo accurato sulla costruzione di una diagnosi descrittiva. Dalla diagnosi descrittiva si costruisce una diagnosi esplicativa necessaria per trattare e risolvere il problema. Confidare eccessivamente in una diagnosi esplicativa che non sia il più possibile fondata su evidenze descrittive rischia di portare a errori clinici importanti.

Le diagnosi non descrivono le persone

In psicologia entrambe le diagnosi possono essere importanti, ma spesso tendono a non essere ugualmente importanti nello stesso momento. Infatti iniziare a lavorare direttamente sulle presunte cause, senza aver definito il problema, rischia di produrre errori clinici. Mentre lavorare solo sulla diagnosi descrittiva rischia di non innescare mai il processo di guarigione desiderato.

Avere una diagnosi, quindi, non significa attribuirsi un’etichetta con cui definirsi. Quando si sente parlare di disturbo di personalità borderline, narcisismo, ansia generalizzata o altro, è opportuno tenere a mente che sono tutte diagnosi descrittive. Di conseguenza queste diagnosi sono fondamentali per descrivere la presenza di una serie di comportamenti e abitudini di cui è opportuno tenere conto per lavorare con la persona, ma non descrivono la persona.

Le etichette diagnostiche sono diagnosi descrittive che fanno riferimento a elenchi di criteri diagnostici. Situazioni, comportamenti, ideazioni, funzionamenti emotivi, che si presentano con determinate intensità e frequenze. Generalmente le diagnosi descrittive non vengono utilizzate per il loro reale significato. Accade di frequente che le persone facciano riferimento a termini diagnostici descrittivi sottendendo una personale lettura esplicativa del problema. Per quanto tale procedimento sia lecito e comprensibile, è opportuno filtrarlo e regolarlo. Infatti non esplicitare questo passaggio può portare ad errori di comunicazione. Chi si esprime è convinto di aver veicolato un messaggio che sarà frainteso o chi ascolta percepirà un messaggio diverso da quello originale. Le diagnosi descrittive sono pensate per limitare al minimo il contenuto soggettivo. Di conseguenza, cercano di essere processi privi di elementi di giudizio e opinione. È opportuno ricordarsi di esplicitare la diagnosi esplicativa per evitare fraintendimenti.

Una persona non è riassumibile né da una diagnosi descrittiva, né da una diagnosi esplicativa. Avere una diagnosi descrittiva del proprio problema è un primo passo, mentre un secondo importante sta nel produrre una diagnosi esplicativa del problema. Il lavoro di psicoterapia acquista senso in funzione della diagnosi esplicativa. Di conseguenza quando può capitare di non comprendere il senso della terapia che si sta svolgendo, è possibile che non sia chiara la diagnosi esplicativa a cui si sta facendo riferimento.

Se non si concorda con una diagnosi esplicativa è utile tornare alla diagnosi descrittiva per cercare una spiegazione più efficace o rinnovare la propria fiducia nella diagnosi precedente.

Lavorare sulla diagnosi in modo strutturale o funzionale?

In psicoterapia esistono diversi approcci con cui utilizzare la diagnosi. Generalmente è possibile distinguere due macro-approcci. La psicoterapia utilizza la diagnosi esplicativa secondo modalità strutturali, o con modalità funzionali.

Le psicoterapie strutturali lavorano costruendo con ordine la diagnosi descrittiva e proseguendo in un secondo momento con la diagnosi esplicativa per intervenire sulla struttura che ritiene abbia causato il problema. Nel corso di un lavoro strutturale è frequente allontanarsi dal presente nella convinzione di voler andare a modificare le radici del problema attuale.

Diversamente le psicoterapie funzionali tendono a porre su un piano simile le diagnosi descrittive e esplicative. L’idea alla base di questa differenza consiste nella convinzione che il presente, con i suoi sintomi, stia manifestando non solo le conseguenze del passato, ma anche tutte le cause che oggi risultano ancora significative nel produrre il problema da risolvere. Quindi procede nel dedicare attenzione soprattutto ai dati attuali, perché essi spiegano e descrivono ciò che compone anche la diagnosi esplicativa, permettendone il continuo approfondimento, comprensione e rimodificazione.

Tutte le modalità di lavoro in psicoterapia hanno pregi e difetti. Ma è importante tenere in considerazione i diversi livelli di diagnosi per utilizzarli e recepirli nel modo migliore possibile. Questo riguarda sia lo psicoterapeuta, sia la persona portatrice del problema psicologico per cui si rivolge in psicoterapia. La diagnosi, sia descrittiva che esplicativa, è uno strumento. Comprenderlo e saperlo usare a proprio vantaggio è un passaggio importante per prendersi cura del proprio benessere e migliorare la propria salute.

Dr. Valerio Celletti