Nulla è più pratico di una buona teoria


Avere una teoria efficace per leggere la realtà è fondamentale. Senza una buona chiave di lettura, la realtà è complessa e incomprensibile. Diversamente trovando la giusta teoria di riferimento gli eventi, esterni o interni, acquistano di significato. Per questo nulla è più pratico di una buona teoria.


Nella storia della psicologia esistono numerosi esperimenti che hanno lasciato il segno. Settimana scorsa mi è successo di incappare in un esperimento famoso di cui non sentivo parlare da più di 10 anni. Si tratta del lavoro di Christopher Chabris e Daniel Simons del 1999.

Chabris e Simons hanno realizzato un esperimento semplice ed efficace sull’attenzione. Colgo l’occasione di parlare di questo esperimento per condividere una riflessione su un passaggio importante di quanto avviene in psicoterapia. Dato che l’esperimento nasconde alcune sorprese, per chi è interessato a provare l’esperienza pensata dai due colleghi, consiglio di vedere il video della versione del 1999 o della versione del 2010 prima di leggere il resto dell’articolo.

L’esperimento di Chabris e Simons

Infatti nel 1999 Chabris e Simons realizzano un esperimento che studia l’attenzione degli spettatori per mostrarne i limiti. La situazione sperimentale consiste nel somministrare la visione di un breve video che riprende 6 ragazzi divisi in 2 squadre con magliette rispettivamente bianche e nere. L’esaminatore chiede all’esaminato di concentrarsi sulla squadra bianca che, dotata di una palla da basket, trascorre il tempo del video a passarsi rapidamente la palla. L’esaminato deve tenere il conto dei passaggi effettuati.

Al termine dell’esperimento viene chiesto all’esaminato il numero di passaggi che è riuscito a contare, e, a sorpresa, viene chiesto anche se ha notato qualcosa di anomalo nel video. Circa la metà delle persone che svolgono correttamente il compito riferisce di non aver visto nulla di significativo.

Rivedendo una seconda volta il video le persone scoprono con sorpresa di non aver notato un grosso gorilla nero che passeggia in mezzo alle due squadre. Il gorilla è perfettamente visibile, ma è risultato invisibile durante la prima somministrazione. L’esperimento è generalmente chiamato the invisible gorilla.

Data la richiesta di concentrare l’attenzione nel conteggio dei passaggi dei giocatori bianchi, lo spettatore e il suo cervello si concentrano selezionando le informazioni relative ai bianchi e finisce, di conseguenza, per ignorare tutto il resto.

I limiti dell’attenzione

Durante l’esercizio notiamo come la vista e l’attenzione siano strumenti altamente fallibili. Svolgere più compiti in multitasking è complesso e può facilmente portare alla perdita di alcune informazioni importanti.

Siamo tutti vulnerabili alla possibilità di commettere questo genere di errori. I sensi e i processi attentivi impongono un limite nel numero di cose che è possibile osservare contemporaneamente. In generale, il cervello tende a lavorare operando una selezione delle informazioni e lavorando su contenuti ritenuti prevedibili e comprensibili.

Esistono diverse modalità con cui è possibile allenare la propria attenzione. Ma ancora più efficace è costruire una cornice teorica che dia un senso realistico ai contenuti con cui si entra in contatto. Infatti ogni chiave di lettura è una semplificazione. Anche nel mondo del lavoro è possibile osservare come i professionisti tendono a lavorare per compartimenti stagni, a volte perdendo di vista alcuni elementi essenziali del mondo che li circonda.

Nulla è più pratico di una buona teoria

Diceva Kurt Lewin, nulla è più pratico di una buona teoria. Questa riflessione nasce durante gli studi pionieristici di Lewin nel cercare di comprendere il funzionamento delle dinamiche sociali. In questo ambito, diventò evidente che la teoria serve a leggere la realtà e dotarla di un significato. In psicoterapia si impara a sentire, comprendere e vivere le emozioni nel modo più efficace possibile. Questo non implica che le emozioni scompaiano o si intensifichino, ma piuttosto che è possibile imparare ad avere un approccio tecnicamente più efficace alla vita emotiva. Sviluppare la propria competenza emotiva è la chiave del benessere emotivo.

Quindi vivere le emozioni in modo confusionario, doloroso, incessante o assente senza sapere come star meglio non significa vivere emozioni diverse dagli altri. Non sono motivi validi per credere di essere più emotivi degli altri o di essere compromessi per una mancanza di empatia. Generalmente avere difficoltà emotive significa non avere gli strumenti per leggere efficacemente le proprie emozioni. Imparare ad avere una teoria più efficace permette di leggere le emozioni iniziando a comprenderne il significato operativo. La psicoterapia è il contesto d’elezione per imparare a dare senso alle proprie emozioni e muovere i primi passi verso il benessere emotivo.

Dr. Valerio Celletti