Cos’è il pensiero positivo? Funziona? Vantaggi e limiti della teoria del pensiero positivo

Cos'è il pensiero positivo? Funziona? Vantaggi e limiti della teoria del pensiero positivoProbabilmente la maggior parte delle persone ritiene di sapere già a grandi linee cosa si intenda per pensiero positivo. In pratica, si tende a ritenere che pensare positivo significhi riempire la propria mente di pensieri ottimistici e positivi scacciando quelli pessimistici e negativi. Questa idea, se osservata in modo rapido e distratto, può sembrare efficace e funzionale. Molte teorie, quando le ascoltiamo distrattamente, possono sembrare la panacea a tutti i mali. Nella pratica, l’idea di sottofondo secondo cui è importante lavorare sui propri pensieri (presa in prestito dalla psicologia cognitiva) ha una grande importanza per il benessere personale, ma nel pensiero positivo è applicata in modo limitato come risultato di una semplificazione pericolosa che può danneggiare chi si affida a questa teoria.

Poiché la comunicazione sintetica dei social network a volte tende a favorire una prospettiva favorevole al pensare positivo, ho ritenuto che potesse essere utile evidenziare vantaggi e limiti del pensiero positivo.

La realtà è più complessa di così

Secondo la teoria del pensiero positivo, le difficoltà emotive sono create da pensieri negativi. Quindi controllare i pensieri negativi sovrascrivendoli con pensieri positivi dovrebbe eliminare le difficoltà emotive. Questo approccio di solito afferma di poter guarire le difficoltà emotive allenando il pensiero positivo. Rafforzare il proprio pensiero positivo dovrebbe garantire un umore più felice e permettere o facilitare il successo personale o professionale.

Se si legge con rapidità quanto appena scritto, potrebbe venire da pensare che sia un discorso sensato. Prima di continuare a leggere l’articolo, prova a rileggere le ultime righe e a trovarne gli errori. Ne puoi trovare almeno due.

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Trovati?

Prima di mettere a fuoco i limiti, è importante evidenziare il vantaggio principale della teoria. Il pensiero positivo promuove il lavorare sui pensieri come modalità principale per migliorare il benessere emotivo. Questo approccio è di fondamentale importanza nel favorire la competenza emotiva ed è alla base dell’efficacia della psicoterapia cognitivo comportamentale. Il pensiero positivo si appoggia molto a questa idea, usandola come apripista per favorire una metodologia profondamente errata.

Guardiamo insieme alcuni errori importanti della teoria del pensiero positivo.

Non esistono pensieri positivi e pensieri negativi

Uno dei limiti più evidenti della teoria del pensiero positivo sta nel fatto che è difficile stabilire cosa sia positivo. Si tende a parlare di approccio positivo, ottimismo, emozioni positive, ma queste espressioni hanno un significato confuso.

Per esempio, prova a chiederti quali sono le emozioni positive. Spesso le persone tendono a ritenere che la felicità sia un’emozione positiva. Ma cosa la rende un’emozione etichettabile come positiva? Essere felice è sempre salutare? La felicità è un’emozione strettamente collegata a pensieri valutati come desiderabili, quindi è comprensibilmente ritenuta desiderabile dalla maggior parte delle persone. Ma la felicità è un’emozione che spesso risulta problematica, come nel caso delle persone che soffrono di dipendenze. Chi vince giocando a una slot o fa uso di droghe pesanti, tende a sentirsi molto felice nel momento in cui ritiene di aver realizzato i propri desideri di dipendenza. Ma non credo serva spiegare quanto quella felicità sia il risultato di un modo di pensare disfunzionale e controproducente.

Allo stesso tempo, la paura tende ad essere etichettata come un’emozione negativa. Molti problemi psicologici tendono a ruotare intorno a una gestione dolorosa della paura. Ma la paura non è un’emozione negativa. Provare paura è un’esperienza naturale e transitoria di fondamentale utilità per relazionarsi con la pericolosità del mondo. Una vita priva di paura è probabile che finisca per essere una vita breve. La dolorosità delle emozioni non è data dalla loro natura, ma dall’intensità.

Non è possibile dividere i pensieri in positivo e negativo

Non è possibile dividere i pensieri in positivo e negativo

Chi promuove la teoria del pensiero positivo invita le persone ad immaginare pensieri felici per provarne l’emozione e aiutare a comprendere come possano interagire con il proprio stato d’animo. Questa esperienza emotivamente concreta, viene poi travisata come soluzione per controllare le emozioni dolorose, etichettate quindi come negative. Questa lettura parziale porta al secondo errore alla base del pensiero positivo, tentare di controllare le emozioni.

Non si può controllare la mente, ma, per nostra fortuna, non serve

Le emozioni sono eventi naturali e transitori. A volte, le emozioni possono diventare di intensità tale da produrre dolore emotivo e, di conseguenza, dolore fisico. Se le paragonassimo al mare, potremmo immaginare che le emozioni siano come un mare ampio e calmo che, come conseguenza di alcune modalità di pensiero, può diventare rapidamente una tempesta. Davanti ad uno scenario simile, il desiderio di controllo è un’idea comprensibile. Nonostante questo, non è la scelta più efficace.

Quando ci si ripete pensieri “positivi” per domare le emozioni “negative”, si sta cercando di controllare meccanicamente i pensieri etichettati come negativi. Questo dialogo interno è possibile grazie a due strutture fondanti del cervello, la mente e la coscienza. La mente ripropone in modo meccanico pensieri appresi, mentre la coscienza può ripetere volontariamente alcune opinioni ritenute più salutari. Questo dialogo è un perno fondamentale della competenza emotiva, e può essere sviluppato secondo numerose modalità. Il controllo dei pensieri dolorosi è una delle tante possibilità. In generale, controllare i pensieri è una delle strategie emotive alla base del funzionamento ossessivo ed è spesso causa di gravi problemi emotivi.

La speranza della teoria del pensiero positivo è quella di domare una parte dolorante della mente per permettere la sopravvivenza della parte desiderabile. Questa idea non è nuova nell’ambiente psicologico. Verso la fine del 1800, nel tentativo di eliminare alcune modalità patologiche della mente, fu inventata la pratica della lobotomia. Questa tecnica consiste nel danneggiare chirurgicamente una parte del cervello per impedire che continui a compromettere il resto. I pazienti che subivano la lobotomia soffrivano un danno irreparabile.

Controllare la mente non è possibile e, fortunatamente, non è necessario. La psicoterapia è il contesto in cui imparare a conoscere e ascoltare la propria mente, per dialogarvi nel modo più opportuno, coerentemente al tema trattato.

Problemi personali richiedono soluzioni personali

Perché il dialogo con se stessi sia efficace, è fondamentale che sia un dialogo convincente. Questo risultato, come quando vogliamo convincere un’altra persona, può essere ottenuto secondo molti approcci.

Immaginiamo che un call center ti telefoni proponendo un prodotto che non rientra nei tuoi interessi. Come può riuscire a convincerti? Potrebbe richiamare ogni ora finché tu non compri il suo prodotto, oppure finché non riesci ad impedirgli di infastidirti (bloccando il suo numero di telefono o silenziando il tuo cellulare). Forse in alcuni casi questo approccio risulterebbe vincente nel piazzare alcuni prodotti, ma quale rapporto crea con il servizio? Poche righe fa, quando ti ho invitato ad immaginare la telefonata di un call center, hai pensato a uno scenario desiderabile? È davvero positiva e salutare l’idea di trattare la propria mente come un nemico da sconfiggere o, ancora peggio, da fregare?

Non partecipare alla crociata della teoria del pensiero positivo contro i pensieri negativi

Non partecipare alla crociata della teoria del pensiero positivo contro i pensieri negativi

Non esiste un unico modo di condurre una conversazione e, anche se in alcuni momenti forzare un pensiero può essere efficace, sconsiglio di sceglierlo come approccio principale. È molto più efficace risolvere un problema personale pensando a una soluzione personale. A un modo ragionato di prendersi cura di se stesso e delle proprie esigenze. Se l’idea di scegliere di volta in volta come approcciarsi sembra troppo difficile, un consiglio generale potrebbe essere quello di partire sempre da un approccio gentile, curioso e deciso. In ogni caso, dedicarsi del tempo contribuisce a porre le basi per un buon rapporto con sé stessi. La propria mente è un alleato, non un nemico.

Conclusioni sulla teoria del pensiero positivo

In conclusione, la teoria del pensiero positivo contiene diversi limiti e alcuni errori. Nonostante questo, promuove anche idee utili, come quella di favorire l’introspezione e il dialogo con se stessi. Lavorare sul proprio vissuto interno è un’esperienza che può arricchire il panorama emotivo di chi sta bene e può curare il dolore emotivo di chi soffre per problemi personali, relazionali, professionali o altro. Ma la disciplina che si dedica alle emozioni è la psicologia, e la branca della psicologia che si focalizza sulla comprensione e sul cambiamento della mente è la psicoterapia. Lo psicologo psicoterapeuta non è un guru, detentore di tutte le risposte, ma piuttosto un professionista con cui collaborare in modo personale e riservato.

Il pensiero positivo è un’idea interessante e, purtroppo, seducente per tutti coloro che sperano in un cambiamento rapido e incisivo. Partecipare agli eventi sul pensiero positivo insieme ad altre centinaia di persone aiuta a convincersi che la propria difficoltà sia comune a molte persone e che quello che ha funzionato per alcuni funzionerà anche per se stessi. Se da un lato è vero che esistono molte somiglianze nel modo in cui le persone possono soffrire emotivamente, è altrettanto vero che ognuno soffre in modo personale e che non esiste un’unica soluzione adatta a tutti.

Prendere il buono (o il positivo) della teoria del pensiero positivo e lasciare stare il resto, è un ottimo modo per regalarsi maggiore attenzione verso il proprio interno ed evitare di dichiararsi guerra nel tentativo di controllare ossessivamente la propria mente.

Dr. Valerio Celletti

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