È consigliabile andare in vacanza per scaricare lo stress?


Andare in vacanza può alleviare momentaneamente lo stress, ma forse lo stress che allevia è un campanello d’allarme che è meglio non ignorare. Potrebbe essere meglio andare in vacanza per il piacere di andarci, piuttosto che per gestire una difficoltà non compresa.


Andare in vacanza è un modo efficace di scaricare lo stress?

Quando si avvicina l’estate, può capitare facilmente di sentire dire frasi come “devo andare in vacanza per scaricare lo stress”, “se non stacco per qualche giorno impazzisco”, o “mi merito proprio una vacanza”.

Spesso queste affermazioni vengono espresse come se fossero delle certezze assolute e indiscutibili. Ma siamo sicuri che per scaricare lo stress si debba per forza andare in vacanza? O meglio, chi ci assicura che andare in vacanza sia un buon modo per scaricare lo stress?

Una certezza relativamente recente

Andare in vacanza è un’abitudine più recente di quanto non si tenda a pensare. Per alcune persone è naturale andare in vacanza; ci vanno da quando sono piccoli e conoscono solo persone che vanno in vacanza tutte le estati. Però è importante ricordarsi che, nel mondo, la maggior parte delle persone non lo fa.

Se per scaricare lo stress servisse per forza partire ed andare al mare o in montagna, come farebbero tutti quelli che non partono? Sarebbero tutti inevitabilmente condannati allo stress? Per alcune persone questa prospettiva è impensabile, e forse questa confusione è alimentata dal non aver chiaro cosa sia lo stress.

Cos’è lo stress?

Lo stress non è un dato oggettivo, osservabile direttamente e misurabile con un sistema di valutazione preciso. Il concetto stesso di stress è un’idea relativamente recente con meno di un secolo di storia. Nella prima metà del 1900 i biologi hanno iniziato ad utilizzare questo termine per descrivere il modo in cui gli esseri viventi, sia quelli unicellulari, sia quelli più complessi, tendono a mantenere un equilibrio.

Quando si produce un’interferenza che modifica il proprio equilibrio, lo stress è lo sforzo atto a ripristinare l’equilibrio perduto. Per fare un esempio che aiuti a capire meglio cos’è lo stress: un qualunque essere vivente affamato che desidera placare la fame si stresserà nel recuperare del cibo. Questo stress potrebbe essere complesso per un lupo che caccia nel bosco, mentre potrebbe essere più elementare per una persona che apre un frigorifero. In entrambi i casi, lo stress è quel tentativo di tornare all’equilibrio precedente, quello in cui non si percepiva lo stimolo della fame.

Da questo esempio, si capisce che anche se il problema è lo stesso, la fame, e la soluzione è la stessa, sfamarsi, il grado di difficoltà può essere molto diverso. Prima di approfondire questo elemento, è importante sottolineare il dato che spesso viene frainteso quando non si sa bene cos’è lo stress. Lo stress non è il problema, ma la reazione. Avere fame non è stressante, procurarsi del cibo per placare la fame può essere più o meno stressante. Gli eventi gravi e drammatici spesso sono considerabili stressanti, ma non esiste un dato oggettivo. La fame, un lutto, una malattia, un incidente grave, sono tutti eventi gravi a cui è importante capire come reagire. A seconda della modalità di risposta, l’evento sarà più o meno stressante.

Andare in vacanza generalmente allevia lo stress

L’argomento potrebbe essere approfondito molto, ma, tornando alla domanda iniziale, è corretto chiedersi se devo andare in vacanza per scaricare lo stress?

Andare in vacanza generalmente allevia lo stress quotidiano. Prendere le distanze dai problemi aiuta a pensarci di meno e ad interrompere il modo in cui risolviamo quei problemi. Ma, come detto precedente, la riduzione dello stress non è data dal luogo, dal mare, dalla montagna, dal divertimento, dall’avere meno problemi, ma dal risolverne di meno. Le due cose potrebbero sembrare equivalenti, ma non lo sono. Esistono molte persone che in vacanza non smettono di risolvere i problemi a distanza, altre che se li portano dietro e altre ancora che affrontano i problemi della vacanza con le proprie tipiche modalità stressate, stressandosi.

Stress da vacanza

In questa prospettiva, non sfruttare il tempo libero per ragionare sul proprio modo di affrontare i problemi è una scelta pericolosa. Rischia di far si che il ritorno dalle vacanze sia un rapido ritorno allo stress precedente, o peggio. Ad alcune persone capita di sentirsi in difficoltà dopo essere tornati da una vacanza, non riuscendo più a sostenere le difficoltà che gestivano in modo identico prima della partenza e non riuscendo a recuperare il benessere percepito in vacanza. A quel punto, lo stress non è più dato dal quotidiano, ma dal voler recuperare l’equilibrio raggiunto in vacanza. La vacanza diventa una fonte di stress. Alcune persone, nel descriversi, dicono: “Sono una persona che ama viaggiare, non posso vivere senza viaggiare”. Quindi, se penso che il mio equilibrio sia viaggiare, vivere il quotidiano (tendenzialmente sedentario) diventa fonte di stress.

Come detto prima, in passato molte persone non pensavano neanche alla possibilità di andare in vacanza. Dato che lo stress deriva dal proprio modo di gestire i cambiamenti per recuperare quello che si ritiene essere il proprio equilibrio, se non pensavano che andare in vacanza fosse una possibilità, non si stressavano per andarci.

È un concetto che può essere difficile spiegare in modo sintetico; ma la base della riflessione verte intorno alla gestione delle alternative, e non si limita all’idea che se non esistono alternative o se ne esistono poche si elimina lo stress. Lo stress è correlato in parte al numero di alternative, in parte al modo in cui le si gestisce. In alcuni casi, pensare di non avere alternative è estremamente stressante.

Lo stress prodotto dalle certezze

Essere sicuri del fatto che esista solo un modo di recuperare il proprio equilibrio, può essere una prospettiva tremendamente stressante. Per descrivere due esempi eclatanti, può essere utile pensare alle tossicodipendenze o ai disturbi post traumatici.

Le persone tossicodipendenti conoscono bene il significato dello stress, nel momento in cui si convincono che il proprio stato di equilibrio sia lo stato alterato dalla sostanza. Quando arrivano a quella convinzione, vivono tutto il tempo in cui non sono drogati come un momento in cui stressarsi per tornare ad esserlo. In inglese si riassume con il termine di carving, che in italiano di solito è tradotto con “sbattimento” per recuperare la sostanza, si tratti di eroina, cocaina, marijuana, sigaretta, un dolce alla crema o un vestito nuovo.

In modo diverso, ma altrettanto stressante, le persone con disturbi post traumatici soffrono molto il proprio stress. Come detto precedentemente, non soffrono esclusivamente per i fatti dolorosi accaduti, ma soprattutto per il modo stressato con cui iniziano e, a volte, non riescono a smettere di reagire al fatto accaduto. Anche nel disturbo post traumatico il problema principale non è tanto l’evento drammatico, ma la difficoltà ad adattare la propria idea di equilibrio o a riadattare il proprio modo di reagire che si è adattato a contesti diversi da quello attuale.

In entrambi i casi, avere più alternative di solito tende ad essere una risorsa, ma è ancora più importante il modo in cui ci si muove tra le alternative.

Reagire con flessibilità alle difficoltà, tra accettazione e impegno

L’idea di gestire le proprie reazioni, a volte viene avvicinata al concetto di accettazione. Accettare significa, rimanendo sul senso letterale del termine, rispondere in modo affermativo a una proposta. Semplificando, potrebbe somigliare al “dire si” al cambiamento, smettendo di resistere agli eventi.

Però gestire lo stress non significa chiaramente dire di si a tutto. Se ho fame, accettare la fame può essere utile, ma deve essere gestito per evitare di morire di fame. L’idea di superiorità morale data dal superamento delle necessità fisiche è un’idea pericolosa tipica dei disturbi alimentari restrittivi.

Piuttosto, per gestire lo stress serve riuscire a trovare un equilibrio composto di dubbi, decisioni e scelte ponderate di volta in volta. Capendo se, quando, quanto e come reagire, oppure no. A volte, per limitare i pericoli, può capitare di cedere alla seduzione data da quelle che sembrano delle certezze. Può capitare di tentare di controllare gli eventi per farli andare come si desidera. Riuscire a costruire un modo sano di essere convinti delle proprie idee, tollerando i dubbi, provando a capire di volta in volta come affrontare gli eventi e impegnandosi nelle proprie decisioni senza diventare ciechi alle alternative, è un modo tendenzialmente sano di gestire lo stress.

In tutto questo, andare in vacanza non fa male. Se possibile, perché no. Però può essere utile andare in vacanza non tanto per scaricare lo stress, ma piuttosto per divertirsi o per rilassarsi. Se si percepisce un livello eccessivo di stress nel proprio quotidiano, quello è un campanello di allarme importante su cui lavorare. Può essere utile lavorarvi durante le vacanze, ma è ancora più utile lavorarci su al proprio ritorno dalle ferie, quando si rientra nelle proprie abitudini e nel proprio modo di gestirle.

Buona estate 2019 a tutti

Dr. Valerio Celletti

Studio di psicoterapia e sessuologia Dr. Valerio Celletti

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